Voce marcata come ‘privacy’

Si pronuncia “cool” ed è il nuovo rivale di Google. E’ il più grande motore di ricerca esistente online, grazie agli oltre 120 miliardi di pagine indicizzate. Cuil sarebbe in grado di mappare una porzione di web molto più vasta rispetto a quanto fa Google, non assegna rilevanza in base al link, bensì in base al contenuto delle pagine rispetto alla richiesta.
Cuil inoltre non tiene traccia dei movimenti dell’internauta, ossia non conserva gli indirizzi Ip né altri dati che permettano di ricostruire i percorsi di navigazione degli utenti, garantendo così una maggiore tutela della privacy.
Alcuni test però dimostrano che Google riporta un quantitativo maggiore di risultati. Sul Corriere della Sera compaiono alcuni risultati di comparazione:
“Obama” (7,2 milioni di Cuil vs. 149 milioni di Google);
“Olympic Games” (800mila vs. 9,2 milioni);
“Angelina Jolie” (2,2 milioni vs. 3,2 milioni);
“Italia” (56,4 milioni vs. 426 milioni).
Staremo a vedere…
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_luglio_28/cuil_motore_ricerca_fa68cb8e-5c98-11dd-88a9-00144f02aabc.shtml
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_luglio_28/google_cuil_gara_c966fca0-5cb0-11dd-88a9-00144f02aabc.shtml
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TOR porta l’idea del server proxy ad un nuovo livello di complessità, al fine di difendersi dall’analisi del traffico da parte di un osservatore in grado di monitorare una piccola parte delle connessioni nella rete Internet globale, come può essere un ISP, un governo locale, un server di destinazione.
I dati che appartengono ad una qualsiasi comunicazione non transitano direttamente dal client al server, ma passano attraverso i server Tor che agiscono da router costruendo un circuito virtuale crittografato a strati. Ogni richiesta fatta attraverso una rete di onion router passa attraverso da due a 20 altri computer, rendendo difficile rintracciare quello da cui è stata originata.

Ogni computer della catena conosce solo quello a lui successivo. In altre parole, il router B sa di aver ottenuto la richiesta di una pagina web dal router A e che deve passarla al router C, ma la richiesta stessa è codificata: il router B non sa effettivamente che pagina sia stata richiesta, o quale router porterà la richiesta al webserver. Inoltre, la rete Tor può anche fornire anonimità ai server in modo che la loro localizzazione sia sconosciuta.
Le comunicazioni tra i nodi Tor del circuito sono cifrate, tranne il tratto tra l’ultimo nodo Tor (detto exit node) e la destinazione finale, che è normalmente in chiaro. Se la destinazione è a sua volta un relay Tor, l’intera comunicazione è cifrata e sfugge all’analisi di un eventuale osservatore posto nella tratta finale del circuito.

Tor funziona con molti programmi, come i browser web (è disponibile l’add-on per Firefox, nonchè una versione di Opera con l’aggiunta di Tor), i client per la chat, i programmi di login remoto e tante altre applicazioni basate sul protocollo TCP.

Alcune conseguenze spiacevoli dell’uso di Tor possono essere un discreto rallentamento nella navigazione, il cambio della lingua (nell’utilizzo, ad esempio, di un motore di ricerca come Google), qualche minuto di attesa se Tor
cerca di utilizzare un router che è stato bloccato, con la possibilità di non ottenere, poi, la pagina richiesta.
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Google ha recentemente apportato due modifiche alla sua politica sulla privacy. Nel mese di marzo 2007 è stato detto che 18 mesi dopo una ricerca su Google, il record associato alla stessa verrà “reso anonimo”, eliminando qualsiasi informazione identificativa dell’utente. L’estate scorsa è stato annunciato che i cookie, che risiedono nel disco rigido per identificare l’utente di fronte ai siti Web, scadranno dopo due anni, ma solo se non si utilizza Google durante quel periodo (?!?).
Microsoft ha fatto sapere a sua volta che i dati relativi alle ricerche su Live Search saranno resi anonimi sempre dopo 18 mesi. La società ha annunciato, inoltre, che terrà separate queste informazioni da quelle che possono consentire l’identificazione dell’utente come i nomi, gli indirizzi e-mail e i numeri telefonici. Agli utenti sarà consentito di scegliere di non ricevere gli annunci indirizzati in base alle informazioni associate al comportamento in rete degli utenti tramite la rete pubblicitaria di Microsoft, ampliata nell’aprile 2007 con l’acquisto di DoubleClick (rivale di Quantive Inc., acquistato da Google).
Salendo nella classifica del rispetto dei dati personali troviamo, Yahoo! con la sua politica di rendere anonimi i dati dopo 13 mesi.
Ask è un motore di ricerca americano (ha la particolarità di non compiere le ricerche per termini, ma attraverso la formulazione di domande compiute) che nel dicembre del 2007 ha lanciato un servizio che consente la cancellazione dai propri server delle ricerche effettuate da parte degli utenti: AskEraser. Se AskEraser è abilitato, Ask.com imposta un cookie che memorizza l’impostazione in riferimento a quel computer e quel browser per due anni (nel caso sia richiesto in ottemperaza alle leggi o dall’autorità giudiziaria, viene specificato che i dati relativi all’attività di ricerca saranno conservati nonostante il servizio risulti attivo). Se AskEraser viene invece lasciato disabilitato, i dati saranno conservati anche in questo caso per 18 mesi.

Fonti: New York Times e motoricerca.net
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Nel dicembre del 2007, il New York Times ha commissionato a ComScore uno studio riguardante le informazioni che le 15 principali web companies raccolgono sugli utenti e la stima di quante volte ciò accada in un mese.
L’analisi ha considerato il numero di ricerche effettuate, gli annunci pubblicitari visualizzati, i video e le pagine visitate su tali siti ed ha stimato il numero di annunci visibili sulle loro reti pubblicitarie. Tali azioni rappresentano i momenti in cui i dati sui consumatori tornano ai server delle web companies. Le cinque principali – Yahoo, Google, Microsoft, AOL and MySpace – registrano almeno 336 miliardi di trasmissioni al mese, senza contare le loro reti pubblicitarie.
Le agenzie pubblicitarie scelgono dove collocare i propri annunci sempre più in relazione alla capacità dei diversi siti di ottenere informazioni sui web surfers. Inoltre, mentre tempo fa le web companies potevano monitorare le azioni dei consumatori solamente sui propri siti web, negli ultimi due anni, i colossi di internet hanno aumentato il proprio potenziale agendo in qualità di intermediari: attraverso la propria rete pubblicitaria, che copre migliaia di siti web, possono seguire le attività degli utenti fino a molto più lontano. Grandi compagnie come Microsoft e Yahoo hanno anche acquisito, negli ultimi anni, un certo numero di compagnie ricche di dati sui propri consumatori.

Al primo posto si trova Yahoo!, con 2520 operazioni di raccolta di informazioni sui singoli utenti in un mese. Seguono Fox Interactive Media (MySpace) con 1229, AOL con 610 e Google con 578.
Se cambia il modo in cui i navigatori utilizzano le risorse a loro disposizione, cambiano anche le fonti a cui è possibile attingere per raccogliere i dati, e questo rende alcuni social networks particolarmente ricchi di informazioni, pur avendo un numero di utenti inferiore rispetto ad altri siti web (si veda per esempio il posizionamento di MySpace rispetto a Google). Ciò comporta anche che i cosiddetti media tradizionali, come nel caso di giornali e riviste online, si trovino nella parte bassa della classifica: New York Times, NBC Universal e Condé Nast Publications. Tali siti sono generalmente classificati e posizionati in base al numero di persone che li hanno visitati e a quanto vi si sono soffermate e sono privi di un network pubblicitario.
Gli utenti non si sono mai lamentati in maniera molto decisa rispetto alla raccolta di dati online, ma in molti casi ciò può dipendere dal fatto che tali operazioni non sono evidenti ai loro occhi. Le grandi web companies, d’altra parte, diconodi aver fatto in modo che i consumatori fossero informati rispetto a tali pratiche. Nonostante ciò, uno studio dell’Università della california dello scorso anno ha rilevato che l’85% degli intervistati pensava che i siti web non fossero autorizzati a tracciare i loro comportamenti nella rete per poi proporre loro annunci pubblicitari.
Fonte: New York TImes
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