Ho trovato questo mini articoletto in un blog, non sono riuscita a capire se è tuttora in funzione la cypber-polizia!….

I cyber-poliziotti!
In realtà fa parte anche questa iniziziativa del volto sempre più aggressivo e repressivo della censura cinese. Yahoo, come altri portali della Rete, ha accettato di censurare la versione cinese del proprio sito per non incorrere nelle ire del governo di Pechino. Se si digitano sul motore di ricerca parole come ‘libertà’, ‘democrazia’, ‘indipendenza di Taiwan”, ‘Tibet’, i risultati saranno nulli o accuratamente filtrati. Anche Google – che paradossalmente negli Usa difende strenuamente i diritti di riservatezza e libertà degli internauti – ha ceduto alle pressioni del regime.
In prigione 52 dissidenti. Secondo un rapporto dell’osservatorio OpenNet (costituito dalle università di Harvard, Toronto, Oxford, Cambridge e dal Berkman Center for Internet), in 25 Paesi del mondo si applica una censura sistematica della Rete. I motivi della censura sono i più disparati: politici, sociali, storici, culturali. Oltre che morali. Vi sono alcuni governi che vietano l’accesso solo a determinate pagine, considerate moralmente inappropriate per i suoi cittadini, o altri che eliminano qualsiasi riferimento politico che non sia conforme agli interessi dello Stato, o ancora, autorità che setacciano la Rete per non consentire l’accesso a tutto ciò può essere messo in relazione con gruppi terroristici, indipendentisti o ribelli. I Paesi più restrittivi nel campo della censura sociale sono Cina, Pakistan e Corea del Sud. I più severi, nell’applicazione di filtri che limitino l’accesso a contenuti politici, sono i governi di Cina e Iran, seguiti da Myanmar (ex Birmania), Siria, Tunisia e Vietnam. Nelle galere di questi Paesi, Reporters sans Frontieres stima essere detenuti 52 cyberdissidenti”.
Dal blog “Pechino 2008 stiamo arrivando!”