Nel dicembre del 2007, il New York Times ha commissionato a ComScore uno studio riguardante le informazioni che le 15 principali web companies raccolgono sugli utenti e la stima di quante volte ciò accada in un mese.
L’analisi ha considerato il numero di ricerche effettuate, gli annunci pubblicitari visualizzati, i video e le pagine visitate su tali siti ed ha stimato il numero di annunci visibili sulle loro reti pubblicitarie. Tali azioni rappresentano i momenti in cui i dati sui consumatori tornano ai server delle web companies. Le cinque principali – Yahoo, Google, Microsoft, AOL and MySpace – registrano almeno 336 miliardi di trasmissioni al mese, senza contare le loro reti pubblicitarie.
Le agenzie pubblicitarie scelgono dove collocare i propri annunci sempre più in relazione alla capacità dei diversi siti di ottenere informazioni sui web surfers. Inoltre, mentre tempo fa le web companies potevano monitorare le azioni dei consumatori solamente sui propri siti web, negli ultimi due anni, i colossi di internet hanno aumentato il proprio potenziale agendo in qualità di intermediari: attraverso la propria rete pubblicitaria, che copre migliaia di siti web, possono seguire le attività degli utenti fino a molto più lontano. Grandi compagnie come Microsoft e Yahoo hanno anche acquisito, negli ultimi anni, un certo numero di compagnie ricche di dati sui propri consumatori.

Al primo posto si trova Yahoo!, con 2520 operazioni di raccolta di informazioni sui singoli utenti in un mese. Seguono Fox Interactive Media (MySpace) con 1229, AOL con 610 e Google con 578.
Se cambia il modo in cui i navigatori utilizzano le risorse a loro disposizione, cambiano anche le fonti a cui è possibile attingere per raccogliere i dati, e questo rende alcuni social networks particolarmente ricchi di informazioni, pur avendo un numero di utenti inferiore rispetto ad altri siti web (si veda per esempio il posizionamento di MySpace rispetto a Google). Ciò comporta anche che i cosiddetti media tradizionali, come nel caso di giornali e riviste online, si trovino nella parte bassa della classifica: New York Times, NBC Universal e Condé Nast Publications. Tali siti sono generalmente classificati e posizionati in base al numero di persone che li hanno visitati e a quanto vi si sono soffermate e sono privi di un network pubblicitario.
Gli utenti non si sono mai lamentati in maniera molto decisa rispetto alla raccolta di dati online, ma in molti casi ciò può dipendere dal fatto che tali operazioni non sono evidenti ai loro occhi. Le grandi web companies, d’altra parte, diconodi aver fatto in modo che i consumatori fossero informati rispetto a tali pratiche. Nonostante ciò, uno studio dell’Università della california dello scorso anno ha rilevato che l’85% degli intervistati pensava che i siti web non fossero autorizzati a tracciare i loro comportamenti nella rete per poi proporre loro annunci pubblicitari.
Fonte: New York TImes