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Major e motori di ricerca in Cina

Maggio 27, 2008 · 2 Commenti

baidu

Le Big Four del mercato musicale hanno ottenuto la prima vittoria significativa in terra cinese. La Corte del Popolo di Pechino ha acconsentito a trattare la causa intentata dalle major nei confronti dei pesi massimi della ricerca cinese, Baidu e Sohu.

Sony, Warner e Universal chiedono 9 milioni di dollari di danni a Baidu, mentre per Sohu (contro cui si è scagliata anche EMI per mezzo della sua etichetta Gold Label Entertainment) la richiesta di danni è di 7,5 milioni. Per entrambe, l’accusa è di aver costruito servizi di ricerca di brani in formato digitale con tanto di pubblicazione dei link a materiale distribuito senza le dovute autorizzazioni.

Per le major aver raggiunto le aule di un tribunale cinese è già di per sé una vittoria non indifferente: la caccia ai motori anti-copyright cinesi da parte delle etichette è in corso da tempo, ma fino ad ora le etichette musicali mondiali non erano riuscite a fare molto all’interno dei tribunali. Se il processo dovesse rivelarsi a favore dell’accusa si stabilirebbe un importante precedente per tutte le società che operano sulla rete cinese, volano ideale di possibili nuove iniziative con richieste di compensi ancora più sostanziosi.
Le Grandi Sorelle della musica inoltre puntano ad instaurare canali di distribuzione legittimi, in grado, così come succede in Occidente, di garantire nuovi canali di raccolta degli introiti a fronte del sempre più magro business dei supporti fisici. EMI, da questo punto di vista, ha già cominciato a sperimentare proprio con Baidu, sviluppando un servizio di streaming musicale gratuito supportato dall’advertising contestuale.

Fonte

http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2248480

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