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The Mechanical Zoo

Maggio 22, 2008 · 1 Commento

Max Ventilla, ex manager di Google, ha iniziato a lavorare con altri esperti del settore su un nuovo servizio di ricerca il cui nome del sito, al momento, è The Mechanical Zoo. Il co-fondatore Nathan Stoll, anche lui ex product manager di Google, è soltanto uno dei tanti nomi noti presenti nel team. Il progetto vanta infatti la partecipazione di Damon Horowitz (filosofo e ingegnere informatico di Perspecta, società venduta a Excite@home durante il boom delle dot-com), Fritz Schneider (cinque anni spesi come esperto della sicurezza per Google ed ex Software engineer per Anonymizer), Winton Davies (membro fondatore di Yahoo Search Labs) e Bob Zoller (Yahoo 360) sono parte del team composto da 12 persone.

The Mechanical Zoo sta sviluppando un’applicazione che aiuterà le persone a trovare informazioni in relazione al loro “circolo” sociale. Che film vedere, dove andare nel weekend o dove mangiare stanotte a Roma potrebbero essere domande tipo a cui il servizio sarà in grado di rispondere secondo i vostri bisogni. La compagnia, fondata nell’agosto del 2007, non è ancora pronta per parlare del suo prodotto o per pubblicizzarlo, tuttavia più di cento beta tester stanno provando il servizio. [http://www.downloadblog.it/tag/ricerca]

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Cyber-polizia

Maggio 22, 2008 · 1 Commento

Ho trovato questo mini articoletto in un blog, non sono riuscita a capire se è tuttora in funzione la cypber-polizia!….

cypebr

I cyber-poliziotti!

“Dal 2007 i cybernauti di Pechino hanno un nemico in più: un poliziotto virtuale che comparirà sullo schermo e per almeno 30 minuti saltellerà a destra e a manca disturbando l’utente e inviandogli messaggi intimidatori. E’ la nuova forma di controllo telematico ideata dalla polizia della capitale cinese. Sulla scorta di un’iniziativa già intrapresa nella città di Shenzen, i poliziotti animati cominceranno a pattugliare i siti registrati in alcuni server pechinesi inclusi i più grandi blog del Paese, Sohu.com e Sina.com. Entro la fine dell’anno i poliziotti virtuali copriranno tutti i server, apparendo a piedi, in bici o in macchina, sullo schermo dell’utente che sta visitando un sito proibito dall’ufficio del censore. Il ministro della sicurezza pubblica cinese ha dichiarato che continuerà “a promuovere immagini di poliziotti virtuali che siano user-friendly (intuitive, letteralmente ‘amichevoli per l’utente’, ndr) e sulla stessa lunghezza d’onda dei fruitori di Internet”.

In realtà fa parte anche questa iniziziativa del volto sempre più aggressivo e repressivo della censura cinese. Yahoo, come altri portali della Rete, ha accettato di censurare la versione cinese del proprio sito per non incorrere nelle ire del governo di Pechino. Se si digitano sul motore di ricerca parole come ‘libertà’, ‘democrazia’, ‘indipendenza di Taiwan”, ‘Tibet’, i risultati saranno nulli o accuratamente filtrati. Anche Google – che paradossalmente negli Usa difende strenuamente i diritti di riservatezza e libertà degli internauti – ha ceduto alle pressioni del regime.

In prigione 52 dissidenti. Secondo un rapporto dell’osservatorio OpenNet (costituito dalle università di Harvard, Toronto, Oxford, Cambridge e dal Berkman Center for Internet), in 25 Paesi del mondo si applica una censura sistematica della Rete. I motivi della censura sono i più disparati: politici, sociali, storici, culturali. Oltre che morali. Vi sono alcuni governi che vietano l’accesso solo a determinate pagine, considerate moralmente inappropriate per i suoi cittadini, o altri che eliminano qualsiasi riferimento politico che non sia conforme agli interessi dello Stato, o ancora, autorità che setacciano la Rete per non consentire l’accesso a tutto ciò può essere messo in relazione con gruppi terroristici, indipendentisti o ribelli. I Paesi più restrittivi nel campo della censura sociale sono Cina, Pakistan e Corea del Sud. I più severi, nell’applicazione di filtri che limitino l’accesso a contenuti politici, sono i governi di Cina e Iran, seguiti da Myanmar (ex Birmania), Siria, Tunisia e Vietnam. Nelle galere di questi Paesi, Reporters sans Frontieres stima essere detenuti 52 cyberdissidenti”.

Dal blog “Pechino 2008 stiamo arrivando!”

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